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Comunicato stampa conclusivo – Seconda giornata Forum Stampa Cattolica di Bari – Greenaccord

Conclusioni tratte dalla seconda giornata del Forum di Bari (1-3 ottobre) organizzato da Greenaccord Onlus con il sostegno e la collaborazione dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto e della Regione Puglia

“’Madre Terra’. In un mondo finito non possiamo continuare a consumare le risorse naturali in modo infinito”, la sessione mattutina moderata dal giornalista del Tgr Rai Puglia, Renato Piccoli, si apre con la presentazione video del progetto di crowdfunding per la realizzazione di un parco-giardino al Monastero S. Agostino di Rossano, primo monastero agostiniano femminile in Calabria. «Occorre ripartire dai saperi abbandonati di cura dei luoghi, ritrovandone la natura di beni comuni, abitati insieme da molti “viventi”. La “creatività e il coinvolgimento dei giovani “deve incontrare la sperimentazione di nuove forme di democrazia comunitaria in ogni luogo, per praticarne la cura collettiva, riattivando i saperi profondi testimoniati dal patrimonio paesaggistico costruito nella storia dalle diverse comunità, ciascuna dialogando attraverso la propria cultura con le leggi della natura». Queste le parole di Alberto Magnaghi, professore emerito di Pianificazione Territoriale presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, nell’intervento di apertura della sessione mattutina. «La biodiversità coinvolge tutti gli aspetti culturali e scientifici del vivere in comune e conservare la biodiversità è, prima di ogni altra cosa, un insieme di azioni di natura etica». La tutela della biodiversità e la tutela degli ecosistemi è essenziale in un paese come il nostro, dove circa il 25,8% del territorio nazionale è rappresentato da ecosistemi forestali, il 7,6% da ecosistemi arbustivi e il 6,4% da ecosistemi erbacei. Questo il quadro delineato da Carlo Blasi, ecologo vegetale e professore emerito all’Università La Sapienza di Roma. La ricercatrice del CMCC Foundation, Marta Ellena, pone il focus sulle città, considerate un hot spot, in quanto «la morfologia del territorio, la quantità di popolazione, così come il complesso sistema economico e sociale che le costituisce, fanno sì che queste ultime siano particolarmente soggette a rischio da eventi estremi, come le ondate di calore».

E «le urgenze, le sfide e anche le straordinarie opportunità del PNRR individuano nella Rigenerazione Urbana una chiave e uno strumento essenziale di ricostruzione di valore e di promozione di sviluppo, con attenzioni privilegiate agli impatti in termini di coesione sociale e territoriale». Attraverso il racconto di alcune recenti esperienze di KCity, Nicla Dattomo evidenzia l’importanza di un uso responsabile delle risorse, dell’inclusione delle comunità nei processi, e dell’integrazione delle marginalità nei progetti e nei processi di rigenerazione urbana.

«Le città sono i luoghi chiave dove il problema della crisi climatica va affrontato», spiega Andrea Masullo, Direttore Scientifico di Greenaccord, citando la Nuova Agenda Urbana la quale riconosce la cultura e la diversità culturale quali fonti di arricchimento per l’umanità, nella promozione e nell’applicazione di nuovi modelli di consumo e di produzione sostenibili che contribuiscano ad un uso responsabile delle risorse. A fronte della grave crisi climatica – le più alte concentrazioni di gas serra degli ultimi 800.000 anni sono in crescita a una velocità 100 volte superiore rispetto a prima della rivoluzione industriale – è necessario dotarsi di strumenti per rendere una città resiliente e che si adatta ai cambiamenti climatici attraverso un sistema impiantistico resiliente per l’economia circolare, attraverso iniziative di democrazia partecipata per la riqualificazione urbana, realizzando green-communities nei centri rurali organizzati secondo i principi dell’economia circolare a zero emission di carbonio etc.

A proposito di sfruttamento intensivo del territorio e processi produttivi ad impatto quasi zero, Pantaleo Pedone, Architetto della Pedone Working, illustra una serie di esempi di materie prime riciclate che agevolano le economie locali e non producono rifiuti. Tra esse, degna di nota è la canapa, una pianta estremamente resistente, che cresce senza l’uso di fertilizzanti e bonifica il terreno assorbendo sostanze inquinanti come zinco e mercurio.

Patrizio Congiu, Direttore Generale della società Ecotecno di Roma, azienda specializzata nel risparmio idrico ed energetico da rubinetti e docce, illustra un esempio pratico di risparmio dell’acqua, attraverso alcune tecnologie che mirano a migliorare la vita delle persone, nel contesto della tutela dell’ambiente. “Chi va piano va sano e va lontano! Le infinite vie della mobilità sostenibile per un turismo più responsabile”, il titolo della sessione conclusiva di sabato 2 ottobre, con la moderazione di Giuseppe Milano, giornalista e segretario generale di Greenaccord. Ad aprire i lavori, Massimiliano Rossetti, Head of Sustainability Office dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca che ricorda come l’insorgere della pandemia da Covid-19 ha imposto cambiamenti alle abitudini di mobilità, sia forzati dalle disposizioni normative sia per scelta personale al fine di ridurre il rischio sanitario, impattando in particolar modo sul trasporto pubblico locale. «L’analisi del pendolarismo casa-università e le relative politiche di gestione dei flussi costituiscono un elemento chiave nel perseguire gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile e, in particolare, per la riduzione dell’inquinamento e la congestione nelle aree urbane, rendendole più attrattive». Il settore dei trasporti è responsabile di ¼ delle emissioni di gas serra in Italia, mentre oltre il 90% di queste sono dovute al trasporto stradale. Ad asserirlo, Sofia Asperti, analyst presso la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che evidenzia alcuni dati sul tasso di motorizzazione italiano, il più alto d’Europa con oltre 661 auto ogni 1.000 abitanti. «È necessario superare il modello esistente in cui tutti gli spostamenti si svolgono col mezzo di proprietà e porre l’attenzione sullo spostamento scegliendo di volta in volta la modalità più adatta. Fondamentale è il contributo della sharing mobility».

Paolo Piacentini, Presidente Federtrek e Consigliere del Ministro Franceschini per i Cammini e gli Itinerari Culturali, interviene da remoto raccontando la situazione del turismo lento legato ai cammini, e di come il tema dei cammini vada attenzionato attraverso la costruzione di una governance più strutturata tra stato e regioni, lavorando su una pedagogia del camminare.

Come sottolineato da Giuseppe Milano, le città inclusive dove si sperimenta attraverso l’innovazione e la sharing mobility, sono anche città che vengono liberate e riconsegnate al gusto di una dimensione sostenibile e più sociale dove più facilmente possiamo godere della bellezza dello sport. Vito Cozzoli, Presidente e AD di Sport e Salute SpA, evidenzia come lo sport possa diventare un motore della sostenibilità in termini di impatto ambientale. «Lo sport ha un linguaggio universale che accumuna popoli e culture» – ribadisce Cozzoli, per il quale «lo sport può diventare un canale privilegiato con cui comunicare il tema della sostenibilità». Il binomio sport e ambiente ha acquisito negli anni una rilevanza sempre più significativa, tale da riuscire un po’ a modificare le strategie sportive non solo delle società ma anche degli atleti, a partire dai piccoli gesti. Viene delineato l’impegno di Sport e Salute che ha dedicato un piano aziendale alla sostenibilità, all’efficientamento, e al miglioramento dei propri processi con idee innovative attraverso due filoni principali, quali la sostenibilità ambientale e la digitalizzazione. Pensiamo alla palestra a cielo aperto realizzata al Foro Italico durante la pandemia e al progetto pilota del programma “Sport nei parchi”. Lo sport come volano di crescita sostenibile. E, del resto, «C’è qualcosa di più green, sostenibile e a km zero dello sport?».

Il nesso fra cultura e sostenibilità è ribadito anche da Tiziana Benassi, Assessore alle Politiche di sostenibilità ambientale del comune di Parma che racconta l’esempio virtuoso della città nominata nel 2020 capitale della cultura. «Per cambiare le nostre abitudini e cambiare paradigma è importante che le Amministrazioni e tutti gli stakeholders del territorio affianchino agli investimenti delle azioni che incidano sugli aspetti comportamentali. Insieme, verso la transizione ecologica e digitale, anche grazie ai finanziamenti nazionali ed europei (Recovery fund e Green Deal), che saranno una occasione unica per le città e per cambiare le abitudini delle persone». Un percorso ancora lungo, sottolinea l’assessore, ma «la certezza di essere nella giusta direzione ci deve dare grande forza e coraggio».

(foto di Giuseppe Leva)

Lara Marchetta, Avvocato e Vice Presidente del Consorzio di gestione dell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto, pone un focus sull’elettrico che determina una riduzione dell’impatto sull’ambiente e valorizza anche gli aspetti sociali ed economici connessi alle attività nautiche, favorendo un approccio ecosistemico. «La nautica elettrica riesce meglio a coniugare le tre componenti della sostenibilità – ambientale, sociale ed economica –, favorendo l’accessibilità e l’inclusività, nonché un turismo lento e, per questo, più rispettoso delle risorse naturali e delle comunità locali».

A chiudere i lavori del Forum, l’arcivescovo di Taranto Monsignor Filippo Santoro, che ricorda le tematiche al centro della prossima Settimana sociale che si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre, dal titolo “Il Pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”. Dunque, una visione di speranza «non solo per i cattolici, ma per tutta l’Italia» che ingloba il tema della sostenibilità ambientale. «Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene […] Scegli dunque la vita» queste le parole di Mons. Santoro, che, citando il Deuteronòmio, le rivolge all’oggi perché abbiamo di fronte la grande scelta tra la vita e la morte del nostro pianeta: «la vita che unisce in un unico sguardo la questione ambientale e la questione sociale». Al centro, la prospettiva di Papa Francesco che comprende «lo sguardo contemplativo di Francesco d’Assisi per cui la realtà non è qualcosa da depredare, ma da accogliere come un dono» e qui Mons. Santoro fa riferimento a quell’«atteggiamento estrattivista che non è solo nei confronti della natura e della Terra, ma anche nei confronti delle persone». C’è una unità profonda, infatti, come dice Papa Francesco tra «il grido della Terra e il grido dei poveri».

(foto di Giuseppe Leva)

Foto di copertina di Giuseppe Leva

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