Il mondo ha sete. Al Convegno Greenaccord gli esperti propongono problemi e soluzioni

La prima sessione di lavori della conferenza internazionale organizzata dall’associazione Greenaccord con il sostegno della Provincia di Roma è stata dedicata all’analisi degli scenari internazionali connessi con la gestione delle risorse idriche. Molti i problemi sollevati. Al convegno alcune proposte per la loro soluzione.

Roma, 24 febbraio 2011 – Un miliardo di persone non ha accesso ad acque potabili sicure; a causa dei cambiamenti climatici a tale numero si potrebbero aggiungere entro il 2050 altri 2 miliardi e 800 milioni di persone con scarsità di acqua. Secondo le previsioni dal 5 al 25% degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e circa la metà della popolazione mondiale entro il 2025 fronteggerà una scarsità di acqua.

Criticità nella gestione delle risorse, casi virtuosi adottati nei vari Stati, proposte per una riduzione degli sprechi, ipotesi di creazione di autorità sovranazionali che aiutino a tutelare il bene-acqua. È stata totalmente dedicata all’analisi degli scenari mondiali la mattinata di lavori alla conferenza internazionale sull’acqua, organizzata dall’associazione Greenaccord con il sostegno della Provincia di Roma.

“Se si vuole gestire nel modo corretto un problema ampio come quello dell’acqua, con molti interessi in gioco, vanno affrontate le situazioni di criticità in tutta la loro complessità. Serve una governance complessa, che coinvolga tutti gli stakeholders cioè i portatori di interessi”, ha spiegato Nigel Watson, docente di Gestione ambientale presso il Centre for Sustainable Water Management dell’università di Lancaster. “Finora invece la gestione dell’acqua è stata parcellizzata, concentrandosi di volta in volta sul problema dell’estrazione e della sua distribuzione”. Esempi positivi in tal senso esistono: “Un esempio virtuoso si ha nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, dove, per risolvere il grave inquinamento di un bacino idrico, è stato costituito il Loweswater Knowledge Collective, un forum di discussione tra tutti i rappresentanti delle popolazioni. Una forma di democrazia partecipata verso la quale deve evolvere la politica e più in generale l’economia”.

“Secondo le nostre previsioni, entro il 2050, le precipitazioni nel bacino del Mediterraneo potrebbero diminuire del 20%. Se a questo aggiungiamo che l’apporto del Nilo è stato di molto ridotto a causa di un uso eccessivo dell’acqua del fiume, dovuto in gran parte alla costruzione della diga di Assuan e a pratiche di irrigazioni dissipative, abbiamo una drastica riduzione dell’apporto di acque dolci nel Mediterraneo. Ciò porterà a un aumento della salinità delle acque con conseguenze su tutti gli ecosistemi marini”. La denuncia è di Antonio Navarra, direttore del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti climatici. “Il problema dell’accesso all’acqua potrebbe in particolare diventare molto critica nei Paesi in via di sviluppo, nei quali i rapidi processi di urbanizzazione si uniscono a grandi problemi di approvvigionamento idrico”.

Ma il problema dell’accesso alle risorse idriche non è un problema che riguarda solo il Sud del Mondo. “Anche in uno degli Stati più ricchi degli Usa, la California, ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno problemi di approvvigionamento per mancanza di infrastrutture”, ha rivelato Juliet Christian-Smith, ricercatrice associata del Pacific Institute for Studies in Development, Environment and Security. “Ecco perché servono iniziative per assicurare una corretta gestione delle risorse. Il Pacific Institute ha calcolato nel 30% il risparmio potenziale derivante da un uso più efficiente della risorsa acqua. Solo modificando i sistemi di irrigazione si potrebbe risparmiare il 15% di acqua. Serve una modifica dei consumi, per spingere il pubblico a usare prodotti che siano state creati con minori quantità di acqua. Un chilo di carne bovina, ad esempio, è prodotta usando molta più acqua di un chilo di carne di pollo. Occorre inoltre collegare la qualità dell’acqua con l’uso che se ne deve fare: è impensabile continuare a innaffiare i nostri giardini o a pulire le nostre case con l’acqua che usiamo anche per bere. Vanno quindi incentivati sistemi di riciclo delle acque reflue”.

Ha puntato invece il dito contro la diseguale distribuzione dell’acqua dolce nel mondo Hachmi Kennou, governatore del World Water Council, che ha poi lanciato un appello ai grandi decisori mondiali: “È impensabile che il diritto all’acqua non sia all’ordine del giorno del G8 e del G20”.

“Proprio per assicurare una gestione corretta di questo bene indispensabile per la vita, serve una autorità mondiale congiunta economia-ambiente, come proposto dal papa nella sua enciclica Caritas in Veritate”. A proporlo è Amedeo Postiglione, presidente della fondazione International Court of the Environmental Foundation. “In generale va istituito un diritto internazionale sui beni comuni e sull’ambiente che sia regolato da due entità: una autorità amministrativa gestionale delle risorse, che si può avere trasformando l’Unep da programma ad agenzia Onu. Va poi istituita una corte internazionale dell’ambiente, che sia però accessibile a tutti. Non solo agli Stati, come avviene con la Corte Internazionale dei diritti umani dell’Aja, ma anche a tutti gli stakeholders”.

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