Greenaccord – Press & Communication Office

Per ulteriori informazioni e richiesta di interviste, contattare Romina Gobbo, responsabile comunicazione: comunicazione@greenaccord.org

Sintesi ultima sessione forum

“Siete viandanti, gente alla ricerca non solo di notizie ma anche di persone. Speriamo di avervi fornito spunti per scrivere, per parlare, per fare rumore, per mettere qualche tassello in più in un disegno che intende dimostrare come l’utopia può diventare concretezza”.
Così Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord, nel chiudere la decima edizione del forum quest’anno dedicata alle reti, agli incroci e ai cammini per realizzare, partendo dalle Dolomiti, nuove vie di comunicazione in un mondo che ha forte bisogno di ripensare sé stesso puntando sulle ragioni della sostenibilitá.
Poco prima, era stato il consulente scientifico dell’associazione, Andrea Masullo, a fornire le linee conclusive di una intensissima tre giorni. E anche in Masullo non é mancato un richiamo all’obbligo di valorizzare le ragioni dell’utopia: é infatti partito da un invito di papa Francesco (l’invito a farci contaminare dalla tenerezza) per ricordare che “senza utopie il futuro non può essere che la replica del passato” con il parallelo invito ad “abbandonare il rifugio rassicurante delle cose vecchie per puntare sui cammini complessi delle cose nuove”.
E stimoli verso un sostanziale rinnovamento negli atteggiamenti e nelle abitudini non sono certo mancati neppure nel pomeriggio conclusivo del forum. Un pomeriggio che, come abitudine per gli puntamenti di Greenaccord, ha puntato su storie e su persone, su esempi e su buone pratiche.
Una storia l’ha subito raccontata Roberto Zalambani (Ordine Giornalisti) illustrando un convegno che si svolgerà fra pochi giorni a Bologna dedicato a un profilo che non poteva non incuriosire una platea di giornalisti: i residui di piombo che restano nella cacciagione, che finiamo per trovare sulle nostre tavole, derivanti dalle munizioni usate dai cacciatori. Residui di piombo che qualche problema possono pure crearlo.
Antonella Tommasini ha parlato di turismo religioso e di come viene applicato nel più importante santuario mariano trentino, Montagnana di Piné.
Di cucina si é interessato Stefano Cardelli, imprenditore abruzzese nel settore della gastronomia e cuoco lui stesso. Con evidente passione, ha dimostrato come l’ambiente (in questo caso una piccola comunità interna nell’Abruzzo così provato da un volto cattivo della natura) possa trovare in sé stesso brillanti risorse per non finire abbandonato e sradicato.
Maria Teresa Pontara e Marta Villa hanno sapientemente raccontato le Dolomiti da due punti di vista particolarissimi: il “bestiario” nel duomo di Trento e le infinite leggende sulla forza della natura che sono tramandate da generazioni di montanari.
Le ragioni dell’antropologia si sono collegate con le ragioni della fede nell’intervento di Diego Andreatta sulla sentieristica montana che trova motivazioni nella spiritualità. In particolare sono stati illustrati due esempi, fra la dozzina di itinerari di questo genere presenti in Trentino: i 100 chilometri del “San Vili” e gli altrettanti del “Frassati”.
Ancora sui sentieri di montagna la testimonianza successiva, quella di Alessandro Cristofoletti sul “Progetto Dolomiti Brenta”, il primo dei nove itinerari tematici (su carta, web e mobile) attraverso cui la nuova progettualità derivante anche dall’inserimento nei luoghi Unesco tenta di rileggere la montagna, le sue vie, le sue storie, i suoi personaggi.
Particolari gli ultimi due racconti: Carlo Montalbetti per il consorzio Comieco (recupero/riciclo di carta/cartone) e Romano Stefani per il Gruppo Dolomiti Energia. Entrambi per dimostrare come le ragioni di una buona economia siano del tutto compatibili con un ragionamento sui beni comuni e su uno sviluppo sostenibile.
Montalbetti ha raccontato ciò che da anni il suo consorzio sta facendo a Torino, con una cooperativa del Gruppo Abele, per dare speranza e lavoro a giovani attraverso un recupero sapiente ed efficace di materiale che sarebbe sciocco considerare “scarto” (un progetto analogo, ancora sperimentale, sta per partire a Napoli nel mitico Rione Sanità). Deciso e intrigante dal Comieco, l’appello alle parrocchie per sperimentare iniziative analoghe.
Come si possa usare l’ambiente (in questo caso la potenza dell’acqua che scende dai monti) per produrre energia é stato oggetto dell’ultimo racconto: quello di Stefani sulla sua azienda. Produrre, distribuire, vendere energia idroelettrica é la missione in cui eccelle il gruppo “Dolomiti Energia”, struttura pubblico/privata che oggi fattura un miliardo di euro e che vuole restare attenta a una dimensione di “energia rispettosa dell’ambiente”.

Mauro BanchiniThe text is only available in Italian

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