Greenaccord – Press & Communication Office

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“Senza interventi coraggiosi, Terra sull’orlo del baratro” L’allarme del XII Forum Internazionale dell’informazione ambientale”Without brave intervention, land on the edge” The alarm of the XII International Media Forum on the protection of nature

Dal Forum aperto stamattina a Rieti l’appello congiunto per un accordo sostenibile in vista della COP21 di Parigi. “Se non si trova l’intesa la temperatura media globale salirà di 6 gradi entro fine secolo, con conseguenze devastanti soprattutto per i Paesi più poveri” denuncia l’IPCC. “Eppure la riduzione delle emissioni costerebbe solo lo 0,06% del Pil mondiale”.

Rieti, 18 novembre 2015 – E’ un mix di forte preoccupazione e timida speranza quella che permea le relazioni degli esperti intervenuti nella prima sessione di lavori del XII Forum Internazionale Greenaccord dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, apertosi stamattina al Teatro Vespasiano di Rieti. Tra timori che il riscaldamento globale produca effetti irreversibili e consapevolezza che, con un’adeguata volontà politica, la tendenza può essere ancora invertita. Ma il tempo sta per scadere.

La fotografia iniziale della situazione è stata offerta da Jean-Pascal van Ypersele, climatologo belga ed ex vice Presidente IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che ha illustrato i dati del V Rapporto Valutativo 2013-2014: “i numeri – osserva – evidenziano come il destino del pianeta Terra sia totalmente nelle mani dell’uomo e delle sue scelte. L’influenza umana sui fattori climatici è pari al 95%”. Da qui, un appello a tutti gli attori politici internazionali che si riuniranno a Parigi per cogliere la necessità storica di un accordo sul clima, ormai non più differibile.

“Questi cambiamenti climatici sono una realtà a cui occorre rispondere con una politica globale di mitigazione e adattamento”, ha aggiunto Van Ypersele, sottolineando come oltre all’innalzamento nelle temperature a destare preoccupazione è il livello e l’intensità delle precipitazioni, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento di oltre 30 mt del livello del mare registrato negli ultimi 100 anni. Lo scenario delineato dall’organismo Onu è quindi devastante: “entro fine secolo arriveremo ad un aumento della temperatura media globale tra i 4 e 6 gradi centigradi”. Questi cambiamenti, declinati in termini di abitabilità del pianeta, “non sono ancora compresi dagli stessi addetti ai lavoro”: secondo le proiezioni dell’IPCC l’innalzamento del livello del mare sarà compreso in una forbice tra i 30cm e il metro. Quel che più desta allarme è che gli effetti dell’innalzamento saranno pagati a caro prezzo sulla pelle dei Paesi più poveri, assai vulnerabili in tema di impatto e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Come ridurre quindi le emissioni? “Servono tecnologie più pulite per la produzione e il consumo di energia, per contenere al di sotto dei 2 gradi l’innalzamento delle temperature globali, con un intervento di riduzione delle emissioni di CO2 tra il 40% e il 70% entro il 2050”. Interventi importanti ma economicamente sostenibili: “In termini economici avrebbero un costo pari allo 0,06% del Pil mondiale” ha concluso il climatologo belga.

Più scettico sui possibili accordi politici ottenibili a Parigi è Jairam Ramesh, parlamentare indiano ed ex ministro dell’Ambiente. L’esponente indiano ha rivendicato gli impegni presi in questi anni dall’India in tema di riduzione delle emissioni, ma soprattutto sul fronte energetico con l’aumento del solare, dell’eolico e del nucleare. L’ex ministro indiano ha evidenziato come l’India rappresenti oggi “soltanto il 6% delle emissioni di gas serra” svolgendo rispetto a Cina, America ed Europa il ruolo di “piccolo attore che non ha storicamente contribuito al problema del surriscaldamento terrestre”. Tuttavia il boom economico indiano porterà Nuova Delhi a raggiungere entro il 2030 i livelli di emissioni degli Stati Uniti, e non è pensabile quindi che l’India non prenda impegni sulle questioni ambientali. Sul fronte dell’utilizzo di energie rinnovabili “l’India – ha sottolineato il parlamentare indiano – attraverso forti investimenti sul solare e sull’eolico passerà dall’attuale 6% al 20% entro 2030”. Investimenti saranno fatti anche sull’utilizzo dell’energia nucleare che coprirà entro il 2030 il 6-7% del fabbisogno nazionale. Tutto questo – ha concluso Ramesh – significa che “c’è un ruolo ancora enorme per il carbone e questo mi preoccupa, ma l’India, come la Cina o la Polonia, non si può permettere di abbandonare il suo utilizzo che oggi rappresenta il 65% di fonte di energia, ma entro il 2030 si ridurrà al 50%”.

Forti dubbi sugli impegni finora promessi dai partecipanti alla Conferenza sul Clima di Parigi COP21 sono stati espressi anche da Domenico Gaudioso, capo del Servizio Clima e Atmosfera dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale. Nel suo intervento il ricercatore di ISPRA ha denunciato di fatto l’inadeguatezza delle misure previste che, “anche se prese tutti assieme, non saranno sufficienti a garantire il rispetto del limite dei 2°C di riscaldamento globale”. Il valore più probabile che si raggiungerà, ha sostenuto Gaudioso, “è un aumento compreso tra 2,7 e 3,6 °C di riscaldamento”. Per sperare che la conferenza di Parigi “non si tramuti in un flop” – ha concluso il ricercatore italiano – “servirà quindi raggiungere un accordo coraggioso non solo dal punto di vista dei contenuti ma anche dal punto di vista giuridico: è importante che il nuovo accordo preveda un meccanismo di revisione periodica in base al quale tutti i Paesi siano obbligati ad aggiornare i propri impegni senza poterli ridurre. Necessario inoltre un meccanismo di monitoraggio e verifica trasparente dell’attuazione degli impegni” ha spiegato Gaudioso.This morning in Rieti opened the Media Forum with a joint appeal for a sustainable agreement in view of the COP21 in Paris. “If we do not find an agreement, the average global temperature will rise of 6 degrees by the end of the century, with devastating consequences especially for the poorest countries,” the IPCC reports. “Yet the reduction in emissions would cost only 0.06% of global GDP.”

Rieti, November 18th 2015 – It is a mix of serious concerns and timid hopes that pervades the reports of the present experts at the first session of the XII Greenaccord International Media Forum on the Protection of Nature, which opened this morning at the Vespasiano Theatre in Rieti. The trend can still be reversed, with sufficient political will, amid fears that global warming will produce irreversible effects. Time is running out.

The initial picture of the situation was given by Jean-Pascal van Ypersele, a Belgian climatologist and former vice president IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), who illustrated the data of V Evaluative Report 2013-2014: “Numbers – he observed – show that the fate of the planet Earth is entirely in the hands of man and his choices. The human influence on climate factors shall be 95%.” From there, he sends an appeal to all the International political actors who will meet in Paris to seize the historical necessity of a climate agreement, no longer deferrable.

“This Climate change is a reality that must be addressed by a comprehensive policy on mitigation and adaptation,” Van Ypersele added, emphasizing that in addition to raising temperatures is the level and intensity of rainfall causing concern, melting glaciers and the rise of more than 30 meters of sea level over the last 100 years. The scenario outlined by the UN is so devastating, “by the end of the century we will arrive to an increase in average global temperatures between 4 and 6 degrees Celsius.” These changes, declined in terms of habitability of the planet, are not yet understood by the same experts”: according to the projections of the IPCC, sea level rise will have a spread between 30 cm and one meter. Most worrying is that the effects of raising will be paid at a high price by the poorest countries, very vulnerable in terms of impact and adaptation to climate change.

So how to reduce emissions? “We need cleaner technologies for the production and consumption of energy, to hold below the 2 degree rise in global temperatures, with action to reduce emissions of CO2 between 40% and 70% by 2050”. Important interventions but economically sustainable: “In economic terms, it would cost 0.06% of world GDP,” the Belgian climatologist concluded.

Jairam Ramesh, Indian parliamentarian and former Environment Minister is more skeptic about the possible political agreements achieved in Paris. The Indian representative has claimed the responsibility for the commitments made in recent years in India in terms of reducing emissions, but especially on the energy front with the increase in solar, wind and nuclear solutions. The former Minister of India highlighted that India today represents “only 6% of greenhouse gas emissions”. Compared to China, America and Europe, India has the role of “little actor that has historically contributed to the problem of global warming”. However, the booming Indian economy will lead New Delhi to reach, by the year 2030, the levels of US emissions, and it is therefore inconceivable that India does not take commitments on environmental issues. On the use of renewable energy “India – the Indian Parliament said – through heavy investment on solar and wind energy will increase from 6% to 20% by 2030”. The investments will be made over the use of nuclear energy by the year 2030, which will cover the 6-7% of national demand. All this – Ramesh said – means that “there is still a huge role for coal and it worries me, but India, like China or Poland, can not afford to abandon its use today that is the 65% of energy source, but by the year 2030, will be reduced to 50%.”

Strong doubts on the commitments pledged so far by participants in the COP21 Climate Conference in Paris were also expressed by Domenico Gaudioso, head of the Climate Service and Atmosphere ISPRA, Institute for the Protection and Environmental Research. In his speech, the ISPRA researcher denounced the inadequacy of the provided measures that, “even if taken together, will not be sufficient to ensure the limit of 2 ° C of global warming.” The value most likely to reach, Gaudioso supported, “it is an increase of between 2.7 and 3.6° C of warming.” Hoping that the Paris conference “does not turn into a flop” – the Italian researcher concluded – “a courageous agreement it will be necessary, not only in terms of content but also from the legal point of view: it is important that the new agreement provides a mechanism for periodic review under which all countries are obliged to update their commitments without reducing them. We also need a monitoring mechanism and transparent verification of those commitments,” Gaudioso said.

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