Greenaccord – Press & Communication Office

Per ulteriori informazioni e richiesta di interviste, contattare Romina Gobbo, responsabile comunicazione: comunicazione@greenaccord.org

LA SFIDA DEL FUTURO:DEMOCRATIZZAZIONE DELL’ECONOMIA E GOVERNANCE DELL’AMBIENTECHALLENGES FOR THE FUTURE:A DEMOCRATIZED ECONOMY AND ENVIRONMENTAL GOVERNANCE

Primo giorno di lavori a Cuneo per gli oltre 100 giornalisti e i 15 relatori impegnati nel IX Forum internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura. Filo conduttore: gli strumenti per dare sostanza al concetto di democrazia e aumentare il controllo popolare sulle risorse naturali.

Cuneo, 19 Ottobre – Quali sono le soluzioni migliori per coinvolgere i cittadini nelle grandi scelte politiche del proprio Stato? Come è meglio riformare le attuali democrazie per evitare che collassino sotto il peso delle loro contraddizioni? Quali esperienze virtuose possono essere portate a modello? Come è possibile comunicare questi argomenti in modo che ne sia compresa l’importanza dall’opinione pubblica?

Il IX Forum Internazionale dell’Informazione ambientale “People building future: media, democrazia e sostenibilità” organizzato dall’associazione Greenaccord a Cuneo, in collaborazione con il Comune e la Provincia di Cuneo e la Regione Piemonte, entra nel vivo con gli interventi dei primi relatori che hanno analizzato i modi per passare dalla democrazia rappresentativa alla partecipazione sostanziale delle popolazioni locali.

“La democrazia non è solo forma ma anche contenuto. Il principio fondamentale di una vera vita democratica è difendere la libertà delle persone”, spiega il brasiliano Euclides Mance, fondatore del World Social Forum. “Ma che cosa vuol dire questo? Significa garantire il diritto a mangiare, a poter vivere una vita dignitosa, a essere informati correttamente, ad avere un’educazione valida e a vivere in un ambiente sano e non degradato. Ma in quante democrazie avviene davvero questo? In quanti Stati le persone possono davvero decidere sulla gestione delle risorse collettive e dei beni comuni? La proposta di un nuovo modello di sviluppo non è emersa né all’interno del mercato né nell’ambito delle istituzioni statali. E’ al contrario emersa grazie alle reti collaborative che danno voce alle istanze dei cittadini. Una vera e propria rivoluzione, quella delle reti, che sta diffondendo una critica culturale e propone un altro modo di vivere. La loro estensione è essenziale per ridurre il potere delle lobby e dare allo Stato il potere di difendere davvero gli interessi collettivi. Ma per fare questo, dobbiamo criticare a fondo l’idea stessa delle imprese capitalistiche: non è democrazia un sistema in cui il fatturato di una sola azienda, come Wal Mart, nel 2010 è stato di 422 miliardi di dollari, superiore al Prodotto interno lordo di 179 Paesi. Né che questa azienda abbia ottenuto profitti in un solo anno per 16 miliardi, cifra superiore al Pil di 79 Paesi. Senza democratizzazione dell’economia non si potrà avere democratizzazione della politica”.

Lo sfruttamento ineguale delle risorse, tra l’altro, danneggia i diritti non solo della generazione presente ma anche di chi ancora non è nato. Ecco perché serve una governance mondiale che in modo democratico coordini le politiche ambientali. “L’ambiente non ha referenti mondiali specifici, come invece accade nel settore economico”, spiega Amedeo Postiglione, presidente onorario della Corte di Cassazione e direttore della Fondazione ICEF (International Court of Environmental Foundation). “Abbiamo invece la necessità di considerare tre problemi: il depauperamento delle risorse, la loro degradazione e il diseguale accesso ad esse. Il principio etico dell’equità deve trasformarsi in principio giuridico e politico. Da qui l’esigenza di un organismo che finora è mancato e che dovrà essere uno dei punti cardine della prossima conferenza Onu a Rio dedicata allo sviluppo sostenibile. E’ una richiesta enunciata da Papa Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in Veritate e ripresa dal Parlamento europeo, che ha proposto la creazione di due autorità: un’Agenzia mondiale dell’Ambiente presso l’Onu e una vera Corte di Giustizia internazionale che giudichi sui reati ambientali”.

Ma per aumentare la partecipazione e il controllo democratico sulle questioni ambientali, molto si può fare anche a partire dal livello locale: “Le istituzioni più vicine ai cittadini sono quelle più facilmente influenzabili dall’opinione pubblica” spiega Robert Engelman, direttore esecutivo del Worldwatch Institute. “Le istituzioni locali devono sentirsi responsabili verso i cittadini e dialogare con loro. E avere il senso di responsabilità di rappresentare tutti. Non solo gli elettori ma anche le generazioni future. In modo che tutti possano beneficiare di una governance intelligente delle risorse comuni”.

E, a proposito della gestione dei beni comuni, il dibattito più avanzato è probabilmente quello che riguarda la gestione dell’acqua. Come assicurare il controllo democratico su questo bene cruciale è una delle domande che ci si pone a livello globale: “C’è un unico strumento principe che permette la partecipazione dei cittadini sulla gestione delle risorse idriche – spiega Hachmi Kennou, governatore del World Water Council – ed è la governance pubblica di questo bene primario. Sarebbe quindi necessario che in tutto il mondo le autorità locali e regionali si appropriassero di questo potere, per permettere alle popolazioni locali di controllare le attività di gestione. Come? Non solo con i propri rappresentanti all’interno delle istituzioni rappresentative, ma anche attraverso i comitati degli utenti e i comitati degli agricoltori”.

Nei prossimi tre giorni, i lavori del Forum saranno ospitati, oltre che nel Centro incontri della Provincia di Cuneo, anche nell’antico palazzo comunale di Saluzzo e nel Centro Ricerche Ferrero “La Filanda” di Alba.

Il programma completo del IX International Media Forum per la Salvaguardia della Natura è disponibile sul sito www.greenaccord.org. Nello stesso sito sarà possibile seguire l’intero forum in diretta streaming.

The first of four days of sessions in Cuneo for the over 100 journalists and 15 speakers taking part in the Ninth International Media Forum on the Protection of Nature. The overall topic: tools to substantiate the concept of democracy, and enable popular control over natural resources.

Cuneo, 19 October – Which are the best ways for citizens to be involved in their Country’s main policy decisions? How could the current democratic system be reformed in order to avoid its collapse under the weight of its own contradictions? What best practices could be adopted as models? How can these topics be communicated in such a way as to convey their importance to the public opinion?

The Ninth International Media Forum on the Protection of Nature, “People building future: media, democracy and sustainability”, organized by the Greenaccord association in Cuneo, is in full swing after the first speakers’ contributions on how to make the transition from representative democracy to the substantial participation of local communities.

“Democracy is not only a matter of form, but also of content. The basic principle of a truly democratic life is the protection of people’s freedom”, illustrated Brazilian Euclides Mance, founder of the World Social Forum. “What does this mean? It means ensuring the right to food, to a dignified existence, to correct information, to a valid education and to life in a healthy, wholesome environment. But how many of our democracies actually meet these ideal? How many are the Countries where people can truly decide on how resources, and the commons, are managed? The vision of a new development model did not emerge from the market nor from national institutions. We are in the midst of a real revolution, the network revolution, which propagates a cultural critique, offering ideas for a different way of life. The growth of these networks is essential to the reduction of the power of lobbies, and may enable the State to actually defend collective interests. But in order to do this, we need to engage in deep criticism of the very concept of corporate enterprise. There is no democracy in a system where the profits of a single company, such as Wal Mart, were in the order of 422 billion dollars in 2010, which is more than the gross national product of 179 Countries. And the same company made 16 billion dollars in a single year, which is more than the GNP of 79 Countries. Without a democratization of the economy, there cannot be democratization in politics.”

Disparity in the exploitation of resources damages not only the rights of the present generation, but also of those yet to be born. This is the premise behind the need for world-wide governance, a democratic coordination of environmental policies. “The environment has no definite global representation, as is instead the case with the economic sector”, illustrates Amedeo Postiglione, honorary chairman of the Court of Cassation and director of ICEF, the International Court of the Environment Foundation. “We need to take into consideration three major problems: resource depletion, resource degradation, and unequal access. The ethical principle of fair shares must be turned into a juridical and political principle. From this stems the need for an entity which we currently lack, and this must be one of the key points of the coming UN conference on Sustainable Development in Rio.

The same request is enunciated by Pope Benedict XVI in his encyclical Caritas in Veritate, and reaffirmed by the European Parliament, which suggested the creation of two Institutes: a Worldwide Agency for the Environment at the United Nations, and an International Court of Justice ruling on environmental crimes”.

In order to increase participation and democratic control over environmental issues, there is also much which can be done on the local plane: “The institutions which are closest to the citizen are the most open to influence from the public opinion” states Robert Engelman, executive director of Worldwatch Institute. “Local institutions must feel responsible towards the community, and maintain an open dialogue. And they must have a sense of representing everyone: not just their voters, but also children, who do not vote, and even future generations – so that everyone may benefit from a wise governance of common resources”.

Looking at the management of the commons, the most advanced debate is probably the ongoing discussion on water resources. The issue of ensuring democratic control over this essential good is a crucial one: “There is only one tool which may enable citizens to participate into the management of water resources – illustrates Hachmi Kennou, governor of the World Water Council – and that is public governance over this basic commodity. It would therefore be necessary for local and regional authorities, all around the world, to take this power into their hands, to make it possible for local communities to oversee management activities. How? Not only through representatives working in dedicated institutions, but also through the involvement of committees of users, of farmers, and so on”.

During the next three days, the Forum’s sittings will be housed in the Province of Cuneo Meeting Center, in Saluzzo’s Old City Hall, and in the Ferrero “La Filanda” Research Center.

The full program of the Ninth International Media Forum for the Protection of Nature is available on the website www.greenaccord.org. The same website will also include online streaming of all events.

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