Greenaccord ricorda Luis Sepúlveda, ospite del primo forum Internazionale

Un ricordo per Luis Sepúlveda ospite del primo forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura di Greenaccord, a Rapolano nel 2003. Greenaccord si unisce al cordoglio della sua famiglia per la perdita del grande scrittore, giornalista e poeta cileno.

Il sigaro toscano, il ballo sfrenato con la moglie Carmen Yáñez, la cena medievale, le chiacchierate. Al centro, l’ambiente, la grande sfida dei media. Ha lasciato un ricordo indelebile nei fondatori di Greenaccord, Luis Sepúlveda, intervenuto al primo Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, che si tenne a ottobre 2003, a Rapolano Terme (Siena). Lo scrittore cileno è mancato giovedì 16 aprile a settant’anni, nell’ospedale universitario di Oviedo, nelle Asturie, nella Spagna nord-occidentale, a seguito delle complicanze da Covid-19. A fine febbraio, era balzato all’onore della cronaca per essere il primo paziente illustre risultato positivo al coronavirus. La malattia si era manifestata di ritorno da un viaggio a Póvoa de Varzim, in Portogallo, dove si era recato con la moglie Carmen, per un festival letterario. Anche lei in un primo momento aveva presentato i sintomi, ma poi tutto era rientrato.

La relazione che Luis Sepúlveda tenne al Forum, intitolata “La responsabilità dell’intellettuale nell’epoca degli oltraggi alla Natura”, emozionò l’ottantina di giornalisti presenti, provenienti da tutto il mondo, non solo per la competenza, ma anche perché lasciava trasparire l’amore dello scrittore cileno per la sua terra, le cui risorse naturali cominciavano già ad essere svendute alle multinazionali straniere. Il suo attivismo, non solo a favore della salvaguardia dell’ambiente, ma anche delle persone che vi abitano, risaliva a quando, quindicenne, aderì alla Gioventù Comunista. Fu quello il punto di partenza di una militanza politica contro tutte le dittature degli anni Settanta che, sotto il regime del generale Augusto Pinochet, gli costò anche il carcere. Ne uscì grazie ad una campagna di Amnesty International, ma a prezzo dell’esilio.

Divenne un grandissimo della letteratura sudamericana proprio perché i suoi scritti sono frutto delle sue esperienze. Aveva, infatti, vissuto per sette mesi nella foresta amazzonica, per studiare l’impatto della “civiltà” occidentale sulla popolazione di indios Shuar. Ne trasse spunto per il suo primo libro “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” (uscito nel 1989), che volle dedicare a Chico Mendes, uno dei più strenui difensori della natura contro lo scempio umano, e che per questa sua lotta fu ucciso.

Greenaccord, associazione di ispirazione cristiana, nel 2003 era sorta da poco, con l’obiettivo di formare i giornalisti sul tema della salvaguardia ambientale. Quel Forum era la sua prima iniziativa e si distinse per l’autorevolezza dei relatori che vi parteciparono. Oltre a Sepúlveda, intervennero l’uruguaiano Mario Lubetkin, direttore generale di Inter Press Service (Agenzia di stampa internazionale specializzata in notizie legate allo sviluppo sociale ed economico), lo scrittore brasiliano Eduardo De Miranda, mons. Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, il giornalista Gianni Minà, direttore della rivista di orientamento anticapitalista “Latinoamerica e tutti i sud del mondo”, Maria Becket, coordinatrice di “Religion, Science and the Environment” (Organizzazione non governativa che ricerca un terreno comune fra religione, scienza e ambiente).

Altre figure di spicco erano l’ingegnere indiano Rajendra Kumar Pachauri, presidente IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), e il filosofo Emanuele Severino, mancati tra gennaio e febbraio di quest’anno.

«Con la morte di Pachauri, Severino e Sepúlveda, Greenaccord nei primi mesi di questo strano 2020 ha perso tre amici – dice il presidente Alfonso Cauteruccio -. Di Luis (Lucho) mi colpirono l’umanità e l’affabilità. I giornalisti lo tempestavano di domande e lui non si negava a nessuno. Mentre eravamo ad una delle cene della tre giorni, sul menu mi scrisse una dedica per mia figlia Chiara che, dopo aver letto l’appena uscita deliziosa “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, era già diventata una sua fan».

Ma gli aneddoti suggestivi legati a quel Forum 2003 non sono finiti. Successe che «eravamo tre amici al bar della pensione che ospitava i partecipanti», racconta Giuseppe Rogolino, all’epoca giornalista Rai e tra i fondatori di Greenaccord. «Io, il collega Minà e Luis. Una serata fresca, riscaldata dall’ottimo whisky, e dalla conversazione interessante. Poi Gianni andò a dormire. Noi restammo ancora. Mi accesi un “Antico Toscano”. Luis era un fumatore appassionato, così colsi l’occasione per raccontargli la storia di questo sigaro toscano, la cui caratteristica è la doppia fermentazione del tabacco. Era il 1815, in piena occupazione austriaca, arrivò un carico di tabacco dagli Stati Uniti, ma un forte acquazzone lo inzuppò durante il trasporto alla manifattura. Invece di buttarlo, si decise di lasciarlo asciugare. Considerandolo, però, di qualità scadente, venne utilizzato per produrre sigari di basso costo da vendersi nelle bettole. Invece, fu un successo. Conquistò Garibaldi, poi gli intellettuali dell’epoca, i combattenti. Era il simbolo del riscatto di un Paese in lotta per la libertà, perché era il primo sigaro italiano. Luis rimase affascinato da questa storia. Mi disse: “Vorrei inserirla in uno dei miei racconti”. Non so se l’abbia fatto davvero, ma mi resta nel cuore la poeticità di quel momento».

Romina Gobbo-Giornalista, membro del Direttivo di Greenaccord

Alcune foto del primo forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura di Greenaccord, a Rapolano nel 2003 durante la relazione dello scrittore cileno e la dedica.

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