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GIOVANI E BENI COMUNI: LE RELAZIONI SONO IL NOSTRO FUTUROGIOVANI E BENI COMUNI: LE RELAZIONI SONO IL NOSTRO FUTURO

Educa, 5° incontro nazionale sull’Educazione, organizzato a Rovereto da Con.Solida, consorzio della cooperazione sociale e dalla Provincia Autonoma di Trento con la partecipazione di Greenaccord, ospita le esperienze più interessanti di cooperative sociali ideati dai ragazzi italiani

Rovereto (TN), 29 Settembre 2012 – “Non c’è più il futuro di una volta…” E’ davvero questo il pensiero dei giovani d’oggi? E se la base per un futuro più sostenibile venisse proprio dal presente? Giovani, testimoni di un modo nuovo di stare al mondo perché, anche in mezzo al disorientamento e all’incertezza, è possibile seguire il cammino delle proprie passioni e partecipare alla costruzione del bene comune.

L’Officina Giovani – un progetto lanciato lo scorso anno ad Educa e i cui risultati sono presentati in questi giorni al 5°incontro nazionale sull’educazione in corso a Rovereto (TN) – espone i risultati di un’inchiesta per raccogliere testimonianze e dare voce ad esperienze che vedono i giovani protagonisti della loro idea di bene comune. Gli stimoli che hanno generato un’esperienza, gli elementi significativi, le connessioni; ma anche le emozioni, gli entusiasmi e gli incontri. Tutto questo raccontato in percorsi che si intrecceranno in rete. Storie di creazione di nuove opportunità a livello locale; di ripensamento creativo dell’abitare la propria comunità; di nuove forme di collaborazione e confronto con istituzioni e adulti; di riflessione sui temi della cittadinanza; di genesi di imprese inedite, capaci di dare al sogno concretezza di progetto.

Tante le storie.  “C’è crisi, è vero, ma non è questo il problema. È la crisi delle relazioni che mi preoccupa. I giovani parlano poco tra loro, ma anche gli adulti parlano poco con i giovani. Non vedo più trasmissione di valori, di conoscenze. La catena si è interrotta. Da lì bisogna ripartire”, ha detto Pape Diaw, senegalese, primo esponente di colore a sedere nel Consiglio comunale di Firenze e presidente dell’associazione “Oltre l’Africa” ai numerosi ragazzi del progetto Officina Giovani durante uno degli incontri.

Sollecitato dal moderatore Andrea Marchesi, uno dei coordinatori del progetto Giovani, pedagogista e supervisore pedagogico della facoltà di Scienze della Formazione di Milano Bicocca, su quali siano nel presente i segni che parlano di futuro, Diaw si è detto ottimista. “Il futuro va costruito assieme, giovani e adulti, anche di diverse nazionalità. La diversità, crea ricchezza, ci permette di costruire un domani diverso. Lo vediamo anche nella scuola dove ci sono bambini provenienti da differenti Stati. Il futuro c’è, siamo noi che ne abbiamo paura. È come con lo straniero. Temiamo ciò che non conosciamo. Ognuno di noi può fare tanto. Dobbiamo creare un’interazione, essere pronti all’appuntamento del dare e del ricevere. Il problema è culturale, è necessaria una trasformazione di mentalità”.

Nel corso dell’incontro, molto partecipato, alcuni ragazzi hanno fatto interventi critici sui tanti canali comunicativi (email, social network, ecc.) esistenti oggi, colpevoli, a loro dire, di aver svuotato di significato le relazioni vere. Diaw ha ribattuto che la tecnologia non è un male, ma bisogna farne un uso corretto, è necessario recuperare il senso della misura. “La globalizzazione è un’ottima opportunità, ci ha dato una marcia in più. Con un pc possiamo dialogare con chi sta dall’altra parte del mondo, scambiare esperienze, far circolare idee, costruire”.

Le relazioni, ma anche l’incontro di culture, secondo il presidente dell’associazione “Oltre l’Africa”, sono una ricchezza. “Troviamo tanti esempi anche nella storia. Marco Polo è arrivato in Cina con l’aiuto degli arabi, che all’epoca erano i migliori cartografi al mondo. L’incontro di culture, lo scambio di conoscenze ha permesso di centrare  molti importanti traguardi”.

“E’ stato molto interessante partecipare al grande Laboratorio di Officina Giovani” – racconta Letizia, Ruggiero, una delle animatrici dell’Associazione Go’el, di Fuscaldo (Caserta) – “con la nostra associazione abbiamo interpretato gli obiettivi del progetto con un gioco. Abbiamo spinto i giovani a scambiare competenze e idee in un nuovo “mercato” che favorisce la condivisione di capacità e pratica, per il bene comune”. In questo modo, ognuno ha potuto partecipare attivamente in questa nuova esperienza di “economia del bene comune”, che speriamo si traduca presto in realtà“. “Lo scopo principale del nostro progetto” – conclude Letizia – “E’ dare vita ad una rete di solidarietà capace di rispondere ai bisogni delle persone”.

“Il nostro progetto – ha spiegato Andrea Marchesi – ha l’obiettivo di mantenere il livello di benessere anche in realtà marginali, attraverso una condivisione dei beni collettivi e una messa in comune delle competenze di ciascuno. Possiamo così dimostrare che benessere e ricchezza economica vanno di pari passo solo fino a un certo punto. In più in questo modo rafforziamo le relazioni sociali dei nostri territori”.

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