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TRENTO: il Forum fra crisi e speranzeTRENTO: il Forum fra crisi e speranze

di Angelo Sferrazza

Non si può negare che il pensiero di tutti non sia prigioniero delle paure prodotte dalla crisi che stiamo vivendo. E non si intravedono soluzioni tempi rapidi: ragione di più per stimolare impegni nuovi ed audaci, coraggiosi e concreti, che sono sempre il frutto di confronti basati sulla forza delle idee, sulla cultura, sulla tradizione e sulla fede. E’ tempo che ciascuno dia il proprio contributo, specialmente chi ha alle spalle un passato di coerenza e saperi: il nono Forum di Trento contiene in sé indubitabilmente queste caratteristiche. Intanto il luogo che lo ospita: un esempio fra i più importanti della montagna, del rispetto del territorio, dello sviluppo e dello sfruttamento delle risorse contenuto e controllato: basti solo pensare alla filiera del legno. La montagna come ricchezza per tutti, non solo sci e turismo estivo, anche questo certo, ma nell’osservanza delle regole, non solo scritte,  frutto di un antico e radicato passato, che non è conservatorismo ottuso, ma percezione e convinzione di dover difendere l’insieme della ricchezza dell’ambiente. Il senso del Forum è quello di far emergere i vari elementi che, come un mosaico, compongono il tema di fondo, “ la difesa del creato”, un concetto vasto e complesso. La difesa del creato o laicamente dell’ambiente è un elemento di preoccupazione, che va al di là e  sicuramente supera la crisi dell’oggi. Tutti avvertiamo la preoccupazione di un possibile collasso ambientale causato  da fenomeni naturali e dallo sfruttamento dell’uomo. La società dell’opulenza che fino a poco tempo fa sembrava non dare segni di arresto, sta quasi per trasformarsi in un ricordo. La crisi non si arresta, ma anzi morde con ancor più feroce violenza. E di fronte alla quale non si individuano atti e progetti che possano dare l’impressione di una svolta destinata a un qualche successo. Nuovi popoli e nazioni  si stanno avvicinando ai”santuari” delle super potenze industrializzate (USA,Europa, Giappone), a quel mondo “occidentale” sul quale ricadono gran parte delle responsabilità dell’oggi, ma anche l’obbligo di individuare le nuove strade da percorrere, quelle strade che non potranno non attraversare  le sconfinate praterie dell’ambiente; strade che dovranno rispettare nuovi canoni ed abbandonare le vecchie abitudini del profitto a tutti i costi e dello sfruttamento selvaggio delle risorse della terra. Solo una visione nuova del mondo può consentire di raggiungere questa meta. Il contributo dell’idea cristiana dell’ambiente potrà essere non solo necessario, ma determinante per illuminare la via delle scelte. Quanti esempi la storia della Chiesa può offrirci: da San Benedetto in poi! E il magistero dei Papi, i  molti documenti, le encicliche, la parola. La montagna è il luogo della meditazione, del raccoglimento, della fatica dell’ascesa, non solo fisica. Impossibile non avere conservare nella nostra memoria la figura di Polo Giovanni II che sale o medita sulla neve. Il monte nell’ebraismo e nel cristianesimo ha sempre avuto un valore religioso,quasi una strada verso l’alto. E quel monte Nebo da dove Mosè vide la Terra Promessa prima di morire. La montagna che tanto influenzò ad esempio la pittura romantica del primo ottocento di Joseph M. W. Turner e Caspar David Friedrich. Ormai l’ambiente è uno dei punti centrali all’attenzione degli scienziati, ma anche dei filosofi e dei teologi. E la religione diventa momento trainante per il rispetto che si deve al creato. Da Trento non potranno non venire che indicazioni nuove e motivi di speranza, non disgiunti dalla volontà di agire.Angelo Sferrazza

The text is available only in Italian

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