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Cittadini e famiglie in prima linea per costruire l’alleanza tra umanità e CreatoThe text is available only in Italian

Non attendere gli interventi salvifici delle istituzioni nazionali e mondiali ma impegnarsi in prima persona per stimolare i cambiamenti necessari alla risoluzione degli urgenti problemi ambientali: un’esigenza condivisa dai relatori della sessione pomeridiana della Giornata di studio “Famiglia, custodisci il Creato!” promossa dal Pontificio Consiglio per la Famiglia e dall’associazione Greenaccord

Roma, 29 Marzo 2014 – Avviare una conversione ecologica della società agendo dal basso, direttamente, senza nascondersi dietro l’alibi dei mancati interventi delle istituzioni nazionali ed internazionali ma anzi per stimolare in loro un cambio di rotta. Un’esigenza condivisa nelle relazioni presentate nel corso della sessione pomeridiana della Giornata di Studio “Famiglia, custodisci il Creato!” promossa oggi in Vaticano dal Pontificio Consiglio per la Famiglia e dal network di giornalisti ambientali Greenaccord Onlus.

“Non c’è dubbio che occorrano regole diverse che stimolino non una crescita tout court ma la creazione di valore socialmente e ambientalmente sostenibile può e deve partire dal basso” ha spiegato Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all’università Tor Vergata di Roma. “I cittadini devono diventare protagonisti usando gli strumenti che già esistono per costruire un’economia a misura d’uomo. Ci sono molti effetti leva a nostra disposizione quando scegliamo che cosa consumare, a chi far gestire i soldi che risparmiamo, quando ci muoviamo nella rete per costruire consenso in favore di qualche campagna d’opinione. Questi strumenti hanno un peso eccezionale e possono influenzare il comportamento sia dei rappresentanti nelle istituzioni pubbliche sia delle industrie, anche se si tratta di colossi multinazionali, spingendole ad aumentare la loro sostenibilità sociale, ambientale e la tutela del territorio”.

Analisi condivisa da Gary Gardner, direttore di ricerca del Worldwatch Institute, che ha sottolineato come la famiglia, “Chiesa domestica e centro della formazione individuale”, possa dare un contributo essenziale per uscire dalla crescente crisi ecologica. “I cambiamenti climatici, la scarsità d’acqua, la deforestazione, le perdite degli ecosistemi che affliggono il nostro pianeta, hanno raggiunto livelli critici. Risposte efficaci a tali problemi non posso prescindere da una opinione pubblica che comprenda tali criticità e consideri finalmente il Creato come base della vita collettiva. Per raggiungere lo scopo, i nuclei familiari sono il luogo naturale in cui si può unire sensibilità ambientale e comportamenti quotidiani. Accrescendo l’attenzione individuale verso il tema del Creato, le famiglie possono davvero diffondere una nuova cultura ambientale, forte e condivisa, nelle nuove generazioni”.

L’importanza della sobrietà e della rinuncia “per una vita più ricca e in armonia con il creato” sono state sottolineate poi da padre Guido Innocenzo Gargano, monaco camaldolese di San Gregorio al Celio, che ha offerto una riflessione su Genesi e su alcuni scritti dei Padri della Chiesa e di San Romualdo, fondatore del suo ordine.

Le analisi degli esperti sono state confermate dalle testimonianze delle famiglie in prima linea per modificare gli atteggiamenti collettivi sui temi ambientali più spinosi. Al convegno, ampio spazio è stato dedicato agli interventi di due famiglie campane. Voci dal basso, direttamente dalla Terra dei Fuochi. Come Franco Matrone e Adelina Magnaneo che vivono a Bosco Tre Case, con i figli Sara e Francesco. Quando è stato alzato il coperchio sulla Terra dei Fuochi, sono stati tra i primi a capire che non c’era tempo da perdere e hanno voluto stare in prima linea per lavorare a soluzioni concrete. “Ci sembrava non solo opportuno ma anche eticamente indispensabile affiancare alle legittime attività di protesta del resto della popolazione alcune iniziative concrete che potessero aiutare a invertire la rotta distruttiva che abbiano subito per troppo tempo” racconta Franco. “La protesta fine a sé stessa ci sembrava infatti un’altra figlia dello stesso problema. Non avrebbe infatti prodotto risultati efficaci né le risposte che dobbiamo, per dignità, ai nostri figli”. Conoscere per reagire e così lui medico, e lei casalinga, hanno iniziato a organizzare incontri informali nelle scuole, per sensibilizzare i più piccoli al tema dei rifiuti e a tutte le principali questioni ecologiche aperte. Dalle scuole il loro impegno si è poi esteso alle parrocchie, dove sono stati creati gruppi di lavoro sulla salvaguardia del Creato. Voglia di riscatto, la loro, alla quale in breve tempo hanno aderito tante altre famiglie. Attraverso il dialogo si è così creato un movimento che, dal basso, lavora silenzioso con l’imperativo del confronto e della formazione per scuotere le coscienze sul problema ambientale.

La famiglia Del Duca, di Napoli, è poi intervenuta raccontando la propria partecipazione al progetto “Impronta Ecologica –  Progetto di sensibilizzazione finalizzato all’adozione di stili di vita sostenibili”, portato a termine nel Dicembre 2013 e che ha visto coinvolte le diocesi di Napoli e quelle di  Milano, Bergamo e Brescia ed oltre 300 famiglie. I Del Duca hanno registrato quotidianamente i loro consumi per il calcolo dell’impronta ecologica familiare, ed hanno ricevuto dei suggerimenti pratici da mettere in pratica per ridurre il proprio impatto sul pianeta risparmiando risorse e denaro. Alla fine del percorso, attraverso un secondo calcolo dell’impronta ecologica, è stato possibile verificare i miglioramenti ottenuti, che la famiglia ha raccontato, con grande emozione e soddisfazione, al pubblico presente.

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