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Contro la fame non serve più cibo ma meno povertà e investimenti nell’agricoltura familiareContro la fame non serve più cibo ma meno povertà e investimenti nell’agricoltura familiare

19-21 giugno 2015

Auditorium Sericchi – L’Aquila

Contro la fame non serve più cibo ma meno povertà

e investimenti nell’agricoltura familiare”

Dedicata al rapporto tra malnutrizione e povertà la prima sessione di lavori dell’XI Forum dell’Informazione cattolica per la Custodia del Creato. Presentati i dati FAO sulla fame nel mondo: -167 milioni nell’ultimo decennio ma gli obiettivi di inizio millennio sono ancora molto lontani

L’Aquila, 19 giugno 2015 – “Per liberare il mondo dalla fame, non serve cibo in maggiore quantità ma bisogna lavorare molto per contrastare la povertà e aumentare i redditi soprattutto delle fasce più povere”. L’analisi è di Jakob Skoet, economista della Divisione dell’economia per lo sviluppo sociale della FAO, intervenuto nella prima sessione del XI Forum dell’Informazione cattolica per la Custodia del Creato “Coltivare e custodire le risorse naturali per nutrire l’Umanità”, organizzato a L’Aquila dall’associazione Greenaccord Onlus in collaborazione con la Regione Abruzzo e il Comune de L’Aquila.

Secondo Skoet, le politiche davvero efficaci contro la fame sono quelle che incentivano la “crescita economica inclusiva, soprattutto verso i più deboli”. A dimostrarlo, sono i Paesi che hanno introdotto sistemi di protezione sociali: “chi ha intrapreso questa strada ha ottenuto risultati significativi sul fronte della lotta alla malnutrizione”. Ma queste scelte sono state adottate a macchia di leopardo. E infatti, spiega l’Onu, i risultati globali sulla fame sono comunque a luci e ombre. “Da un lato – prosegue Skoet – si può vantare una riduzione di 216 milioni di affamati nell’ultimo quarto di secolo (167 milioni solo nell’ultimo decennio)”. Sono ancora 795 milioni gli affamati secondo i dati 2014, 780 dei quali nei Paesi in via di sviluppo e uno su due è residente in Asia orientale e meridionale. “Tuttavia l’obiettivo del Vertice mondiale dell’Alimentazione di dimezzare la popolazione malnutrita è stato ampiamente mancato. Sarebbe stata necessaria una riduzione di 476 milioni”.

Per accelerare il trend e consolidarlo, Skoet sottolinea l’esigenza di investire anche su due altri fronti: l’agricoltura familiare (“l’incremento di produttività dei piccoli agricoltori – spiega – genera redditi, migliora l’accesso ad alimenti di qualità, crea posti di lavoro per le fasce più povere e aumenta i salari della manodopera non qualificata”) e i mercati rurali che, se efficacemente funzionanti, sono “importanti per la sicurezza alimentare e l’alimentazione, agevolando l’integrazione degli agricoltori familiari nell’economia”.

Un’agricoltura dalle radici antiche ma estremamente proiettata al futuro. Di “Agricoltura 5.0” parla Riccardo Valentini, analista del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici. “Il nuovo approccio è necessario per creare una rete fitta di produttori che cooperano per la sfida della produzione globale, utilizzando tecnologie utili a ridurre gli impatti nocivi”.

Ma la lotta alla fame è anche connessa con un cambio di stili di vita di chi ha cibo in abbondanza e spesso lo sperpera senza riflettere. Un’abitudine odiosa eppure quotidiana nel Nord del mondo, con riflessi ecologici oltre che morali: “lo spreco di cibo – osserva Valentini – non è solo una questione etica , ma c’è anche un problema ambientale, perché per produrre quel cibo sono state utilizzati acqua, fertilizzanti, pesticidi”.

Considerazioni importanti che però non possono avere il giusto impatto nel cambiare le politiche pubbliche nazionali e internazionali se non arrivano all’opinione pubblica attraverso la mediazione degli operatori dell’informazione. “Nel nostro percorso – spiega Alfonso Cauteruccio, presidente dell’associazione Greenaccord Onlus – ci siamo resi conto che spesso le analisi tecniche e le certezze degli scienziati non vengono adeguatamente ‘coperte’ dai media perché questi due mondi non hanno occasioni per confrontarsi e parlare. E questa lacuna si riverbera nell’opinione pubblica che non riceve informazioni cruciali per orientare le proprie scelte e i propri stili di vita in senso di una maggiore sobrietà, sostenibilità e lungimiranza. La considerazione vale ancor di più per il circuito dei media cattolici, per i quali le notizie di carattere ambientale si intrecciano con i temi di giustizia sociale, in linea con i coraggiosi principi contenuti nell’enciclica papale appena promulgata”.

The text is available only in Italian.

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