COMUNICARE IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA: IL FASCINO DI UN’IMPRESA DIFFICILE

In molti, fra i circa 150 colleghi iscritti al corso “Comunicare il Giubileo” (Sala Giubileo LUMSA, Roma, martedì 15 settembre 2015), abbiamo avuto la sensazione che gli interventi più ficcanti, quelli da riportare davvero a casa, siano venuti da due donne: la storica Lucetta Scaraffia e la giornalista messicana Valentina Alazraki.

Senza togliere nulla al prestigio degli altri relatori (all’ultimo momento ne sono mancati due, di evidente peso politico e istituzionale: il senatore Luigi Zanda, presidente dell’Agenzia Romana che governò il Giubileo 2000 e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi) sono state le due colleghe a fornire stimoli che a loro volta meriterebbero approfondimenti ulteriori nella non semplice ricerca di significato, di senso, rispetto a un’occasione non facile, ma affascinante, da comunicare.
“Pellegrini alla ricerca della misericordia” – questo il sottotitolo del corso organizzato da Greenaccord insieme a Ordine nazionale Giornalisti – non poteva non recare, nella parte grafica, l’immagine di un sentiero nella natura verde; e di una persona che sta imboccando quel sentiero avendo a che fare, non potendone prescindere, con i contemporanei intrecci derivanti da poste elettroniche e social, connessioni e riproduzioni virtuali. Un cammino che unisce antico e moderno e sul quale non è stato certo un caso che a proporre una iniziativa formativa sia stata una realtà attenta all’ambiente e alle sfide comunicative.
Le origini del Giubileo sono state dunque introdotte da Lucetta Scaraffia con un richiamo inevitabile ai motivi, sempre a cavallo fra lo spirito e la carne, che in tempi lontani portarono alla “invenzione” di questa modalità per ricercare “Pentimento” e “Salvezza” attraverso un cammino verso Roma, centro della Chiesa. A “inventare” questi momenti periodici di sosta furono pontefici (Bonifacio VIII e Alessandro VI) in genere non ricordati esattamente per il loro afflato spirituale, in un periodo storico nel quale il problema della Salvezza, a differenza di oggi che di queste cose meno si parla e quasi meglio è, era “angosciante” e severo. Da qui alle indulgenze, ai tariffari, all’utilizzo delle somme raccolte (intriganti le considerazioni di Scaraffia sulla differenza, nel trasferimento dei denari a Roma, tra Francia, Inghilterra e Germania con conseguenze non secondarie sul successivo radicamento del Protestantesimo) il passo, nel racconto storico, è stato breve: un racconto che non si è sottratto alle ombre di quel particolare periodo (ruolo delle prostitute compreso) ma che non ha neppure negato le enormi conseguenze positive, derivanti da queste ricadute di denari, nella lenta costruzione, attraverso i secoli, della Roma che adesso conosciamo; architetture e opere d’arte comprese, ma anche ospedali e case di accoglienza.
Nella “lezione” di Lucetta Scaraffia non sono mancate considerazioni circa la differente scansione temporale di questo Giubileo, annunciato all’improvviso da un papa nuovo come Francesco e sottratto a qualunque tipo di scadenza ordinaria. Un Giubileo “fuori data” e finalizzato non tanto su Roma quanto “a dare nome a peccati che oggi più nessuno riconosce” con la possibilità, data a tutti, di “incontrare Gesù riconoscendo i nostri peccati”. Un giubileo difficile perché difficile e impegnativa è la frontiera voluta da papa Francesco: la Misericordia.
Su questo, in particolare, si è soffermata la corrispondente di Televisa, tv messicana. “Il vero nostro problema – ha detto Valentina Alazraki anche portando la voce di molti fra i colleghi della stampa estera chiamati a seguire le vicende vaticane – sta nella difficoltà di comunicare qualcosa di così, almeno all’apparenza, estraneo al sentire comune dell’uomo contemporaneo, come Perdono e Misericordia”. Ragionando anche sulla popolarità mediatica di papa Francesco (“Fa certo notizia, ma il rischio è ridurre tutto a un titolo”), Alazraki non ha negato il timore circa la difficoltà “a mantenere alta l’attenzione del pubblico globale, per un anno intero, sul tema della … Misericordia”. Un Giubileo, insomma, a forte rischio fra gli scogli della banalizzazione e quelli di un sensazionalismo che parte da gesti e parole di Francesco per darne una comunicazione non rispondente alla realtà, capace di generare fraintendimenti. “Per informare dobbiamo capire” – ha concluso Alazraki con un appello, anche da parte della comunicazione ecclesiale, ad aumentare gli sforzi in questa direzione: far capire ciò che non appare immediato.
“Attese, caratteristiche, programmi e linguaggio” di questo Giubileo sono stati al centro dell’intervento di mons. José Octavio Ruiz Arenas. Il segretario del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione è partito da un indimenticabile concetto di papa Giovanni XXIII (“la medicina della misericordia invece delle armi del rigore”) per spiegare la centralità, a 50 anni dalla fine del Concilio, della Misericordia nell’impostazione di papa Bergoglio. Ed ha proseguito illustrando i simboli di questo Giubileo “fuori data”: il pellegrinaggio (la dimensione continua, in ogni cristiano, di pellegrino instancabile), la Porta Santa (questa volta aperta non solo in San Pietro ma in tutte le cattedrali del mondo e in molti santuari), le opere di misericordia (con l’appello di Francesco a favore di una “Chiesa povera per i poveri nelle periferie esistenziali”), il sacramento del Perdono (anche attraverso l’iniziativa, che si ripeterà, nota come le “24 ore per il Signore”), lo stesso logo giubilare (il Cristo che si carica sulle spalle l’uomo smarrito mentre i loro occhi si confondono e si uniscono).
Due relazioni specifiche – la prima giornalisticamente molto attesa come si è visto dalle tante domande di evidente concretezza fatte da colleghi italiani e stranieri – hanno completato il corso: come Roma e come la RAI si preparano ad accogliere i pellegrini e a coprire le varie fasi del Giubileo. Maurizio Pucci, assessore comunale con delega al Giubileo, ha raccontato difficoltà e speranze di una città, in evidente stato di disagio per i motivi noti, davanti a una notizia certo non programmata (“Questa è comunque una occasione di orgoglio e di riscatto per Roma”). Intriganti, specie per una associazione come Greenaccord così attenta alle frontiere del Creato, le promesse dell’assessore sulla mobilità sostenibile e sulle forti limitazioni che si intendono porre, in accordo fra autorità civili e religiose, sul traffico dei torpedoni.
Sul come arrivare a Roma in modo lento, sostenibile, ecologico attraverso la Francigena ha detto qualcosa un dirigente di Regione Toscana, Andrea Carubi, raccontando il forte impegno del suo ente (almeno 16 milioni di euro spesi nell’ultimo quadriennio) per mettere in sicurezza i 380 km del tratto toscano di questo antico cammino di pellegrini. E Massimo Milone, direttore di Rai Vaticano, ha assicurato il forte impegno della sua azienda (“con tutto il palinsesto”) per raccontare un evento così fortemente connotato da contenuti spirituali: sempre dietro l’angolo, il “rischio banalizzazione” dovrà essere il più possibile evitato. Un Giubileo che arriva, e mai era accaduto prima, in era web 2.0 e che sarà letto, seguito, interpretato anche attraverso l’ambivalenza dei social-media: su questo si è soffermato Paolo Benanti (“sono un francescano che lavora con i gesuiti”) della Pontificia Università Gregoriana. Una lezione che si è poi risolta in un appello alla “media education”.
Se il Giubileo sia o no una “buona notizia” – come provocatoriamente era intitolata la sua relazione – è toccato dirlo al vice direttore della Sala Stampa Vaticana, Angelo Scelzo (“ci stiamo preparando a un Giubileo del tutto diverso. Tutto è cambiato”) mentre il direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian e mons. Claudio Maria Celli presidente del Pontificio Consiglio Comunicazioni Sociali hanno introdotto e moderato lavori sia mattutini che pomeridiani. Paola Scarsi per l’Ordine Giornalisti e Alfonso Cauteruccio per Greenaccord hanno, rispettivamente, concluso e introdotto.

di Mauro Banchini

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