Greenaccord – Press & Communication Office

Per ulteriori informazioni e richiesta di interviste, contattare Romina Gobbo, responsabile comunicazione: comunicazione@greenaccord.org

Chiesa, famiglie, governi: per il futuro del Creato ognuno faccia la sua parteChiesa, famiglie, governi: per il futuro del Creato ognuno faccia la sua parte

Si è tenuto nel Salone Papale del Sacro Convento di Assisi il convegno “Custodire il creato per un futuro sostenibile” organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana in occasione dell’8° Giornata nazionale per la Custodia del Creato. Tecnici, docenti universitari, politici ed esponenti religiosi si sono confrontati sulle direttrici – civili e spirituali – da seguire per ricostruire il rapporto tra Uomo e Natura


Perugia, 31 Agosto 2013 – Quali sono gli interventi più urgenti ed efficaci per garantire un’efficacia tutela delle risorse naturali? Come va ripensato l’attuale modello di sviluppo perché sia davvero ecologicamente compatibile? Quali sono gli insegnamenti dei Padri della Chiesa che vanno riscoperti per tornare a un corretto rapporto tra Uomo e Natura? Qual è il ruolo della famiglia, dei fedeli e delle gerarchie ecclesiastiche in questo percorso di riconciliazione?

Sono molte le domande alle quali hanno dovuto rispondere i relatori intervenuti ad Assisi, nello splendido scenario del Sacro Convento, in occasione del convegno “Custodire il creato per un futuro sostenibile”.  Un appuntamento voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana (Segreteria generale e l’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro) in collaborazione con le Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Gubbio per celebrare l’8° Giornata nazionale per la Custodia del Creato. Un’occasione per approfondire e ribadire il rapporto, stretto e delicatissimo, tra stili di vita, ruolo della famiglia, messaggio religioso e tutela della Natura.

Il punto è stato più volte ribadito nel corso del convegno: “L’attuale modello di sviluppo è incompatibile con la Custodia del Creato. Sprechiamo molto e distruggiamo l’armonia dell’ambiente naturale” ha osservato mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi. “C’è bisogno di un nuovo modello, basato su tecnologie adeguate ma soprattutto su un nuovo modo di guardare alla vita e all’esistenza. È questo l’aspetto che interessa di più la Chiesa. La CEI è stata coraggiosa a porre il problema del rapporto tra famiglia e Creato, in un momento in cui la crisi della famiglia ci interpella”.

In tal senso, le autorità ecclesiastiche hanno un ruolo cruciale per stimolare tale messaggio: “La Chiesa – ha aggiunto il vescovo di Gubbio, mons. Mario Ceccobelli – deve operare in due ambiti: quello dell’educazione e quello dell’esempio. Educare le famiglie è fondamentale perché i figli nascono e crescono sulla base dei valori diffusi dai loro genitori. Gli uomini di Chiesa possono poi indicare dei modelli, ricordando che tutto ciò che vediamo è opera di un Creatore manifestato attraverso le bellezze della Natura. Dobbiamo aiutare gli uomini ad avere occhi capaci di cogliere questa realtà”.

In Umbria, non si può prescindere dall’insegnamento di Francesco e dall’esperienza dei frati francescani del Sacro Convento di Assisi: “Francesco – spiega padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento – ci insegna a comporre in armonia le relazioni umane con il Creato, pensando che c’è una solidarietà che riunisce i vari aspetti della creazione. Noi qui cerchiamo di ricalcare quelle orme. Vivendo tra noi queste relazioni, all’insegna della fraternità e armonizzandole con il Creato”.

“Il tema dell’educazione è essenziale perché è l’insieme dei valori a orientare i comportamenti individuali, le scelte politiche delle amministrazioni e lo spirito civico ed etico della collettività che nel nostro Paese è ancora troppo scarso”, concorda Fabrizio Bracco, assessore al Turismo e Cultura della Regione Umbria. E il sindaco di Assisi, Claudio Ricci aggiunge: “Custodire il Creato significa ritrovare un accordo tra scienza, tecnica, etica, tra economia ed ecologia a partire da un elemento fondante: il risparmio. Dobbiamo intuire che il futuro partirà dall’uso intelligente delle risorse che abbiamo già, sfruttando modelli che permettano il consumo equilibrato del territorio, lo smaltimento virtuoso dei rifiuti, la produzione di energie rinnovabili”.

Sul ruolo della famiglia per costruire un modello di sviluppo in armonia con la difesa del Creato hanno insistito anche gli esperti intervenuti al convegno: “La famiglia – ha spiegato Simone Morandini, della Fondazione Lanza di Padova – è luogo di custodia della vita, in cui ci protendiamo verso il futuro. È il luogo in cui si possono sviluppare gli stili di vita necessari per la custodia del Creato. Oggi purtroppo la società dei consumi impone una coazione all’acquisto. La famiglia deve insegnare il gusto dell’essenzialità, la capacità di creare vita buona impattando poco sull’ambiente e insegnare a usare bene i beni che utilizziamo. Dalla luce, al gas per il riscaldamento alla mobilità”.

L’importanza dell’azione a livello locale è stata fortemente ribadita da Franco Cotana, docente di Fisica tecnica industriale all’università di Perugia. “Scala locale e globale sono interconnesse. A livello globale è necessario stipulare accordi adeguati per stabilire i principi generali e condivisi per raggiungere obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale. La scala locale e le famiglie diventano poi essenziali per i risultati che si possono effettivamente raggiungere”.

Per rendere più efficaci le azioni intraprese è necessario però uno sguardo d’insieme. E, in particolare, una sintesi tra le diverse dimensioni dell’agire umano. “Le discipline economiche, politiche e sociali non hanno saputo rappresentare l’unitarietà dell’esperienza umana e questo approccio va modificato” commenta Simona Beretta, docente di Politica economica all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “La sfida attuale è coniugare queste tre dimensioni. Il loro punto d’incontro può essere uno solo: tutte e tre le sfere fanno capo alla persona. Bisogna quindi ripartire dalla persona e dalla sua dignità. Non è un discorso astratto ma terribilmente concreto. Ogni singolo può fare la differenza”. Ma, al tempo stesso, non si può più rinviare un profondo ripensamento del modello economico: “l’effetto paradossalmente positivo della crisi iniziata nel 2007 – prosegue Beretta – è che ci costringe a ripensare cosa vuol dire fare economia. Ci spinge a reinterrogarsi sulla natura e sulla causa alla base della ricchezza delle nazioni. Ci permette di riscoprire la centralità dell’uomo e della cura del benessere umano”.

La custodia del Creato appare quindi un obiettivo raggiungibile solo attraverso un’azione congiunta. Che riunisca gli interventi fatti a livello nazionale e internazionale dai governi con le azioni che i singoli e le famiglie possono portare avanti. Su quest’ultimo punto ha insistito, nelle conclusioni del convegno, mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio CEI per i problemi sociali e del lavoro: “Per l’8° Giornata i vescovi hanno veicolato un messaggio molto preciso: la famiglia educa alla custodia del Creato e favorisce la costruzione del Bene comune nella società lungo tre direttrici: in primo luogo, nella famiglia ognuno di noi vive il dono della gratuità, perché noi nasciamo come dono di Dio e perché i genitori accolgono la prole come un regalo. Le famiglie hanno poi un ruolo essenziale nei confronti della loro comunità: per questo i vescovi invitano a intraprendere la via della reciprocità: le famiglie si mettono insieme per crescere vicendevolmente, che si aiutano nei momenti di crisi. Infine, i vescovi invitano a riparare il male convertendo il nostro cuore e sposando la solidarietà fraterna. È una riparazione del male, che ciascuno di noi deve attuare per emendare i propri comportamenti scorretti. Gratuità, reciprocità, riparazione del male: sono gli elementi che ci aiutano a vivere come famiglia custodendo il Creato. E mentre custodiamo il Creato aiutiamo il Signore a prendersi cura di noi”.

I temi presentati e approfonditi nel convegno troveranno un ideale e concreto proseguimento nella 5° edizione del Sentiero di Francesco che prenderà il via domani mattina e che vedrà la partecipazione di oltre 500 pellegrini provenienti da tutta Italia e anche dall’estero. In tre giorni e altrettante tappe copriranno i 40 chilometri che separano Assisi da Gubbio in un percorso che farà riscoprire i luoghi tanto cari a San Francesco.

L’itinerario “geografico” del Sentiero di Francesco prevede, domani, la partenza da Assisi e l’arrivo a Valfabbrica. Il secondo giorno, partenza da Valfabbrica, sosta nella chiesa francescana di Caprignone e arrivo all’eremo di San Pietro in Vigneto. Il terzo e ultimo giorno, partenza da San Pietro in Vigneto, sosta all’abbazia di Vallingegno e arrivo a Gubbio, presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria, considerato il luogo dell’incontro fra san Francesco e il Lupo.

Il programma e tutte le informazioni sul pellegrinaggio lungo il Sentiero sono disponibili sul sito www.ilsentierodifrancesco.it, dal quale sarà anche possibile scaricare comunicati stampa aggiornati, immagini fotografiche e video.

Sulla pagina Facebook “Il sentiero di Francesco” saranno inoltre disponibili tutti gli aggiornamenti in tempo reale. Su www.flickr.com/pressnews sono già a disposizione immagini fotografiche delle precedenti edizioni del pellegrinaggio francescano e di altri eventi organizzati sul sentiero.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x