Greenaccord – Press & Communication Office

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A Parigi non si elegge il nuovo presidente USAA Parigi non si elegge il nuovo presidente USA

di Andrea Masullo

Le dichiarazioni del Segretario di Stato USA John Kerry, rilasciate al Financial Time, sul fatto che a Parigi non verrà siglato nessun trattato vincolante sulla riduzione delle emissioni clima alteranti, appaiono come un fulmine nel “ciel sereno” lasciato intravedere dal Presidente Obama su un forte impegno degli USA a ridurre le suddette emissioni. Questa contraddizione nasce dal fatto che Obama ben sa che un trattato vincolante dovrebbe passare sotto le “forche caudine” di un senato in mano ai Repubblicani, che a loro volta sono in mano ai petrolieri. Se questa realpolitik è necessaria ad Obama e al partito Democratico americano per uscire trionfalmente come paladini della difesa del pianeta, qualora la sensibilità della maggioranza degli elettori americani fosse condizionata dalla valanga di dollari gettati dai petrolieri nella campagna elettorale dei Repubblicani, il futuro Presidente USA, potrebbe tranquillamente rimangiarsi tutte le promesse di Obama, compreso l’annullamento del faraonico oleodotto che dovrebbe attraversare da Nord a Sud l’intero paese. L’unico risultato sarebbe l’aver aperto una voragine nella possibilità di controllare gli impegni di tutto gli altri paesi del mondo, con buona pace delle “buone intenzioni” della politica e degli allarmi della scienza. Se il Protocollo di Kyoto, benché vincolante, non ha portato ad alcuna riduzione delle emissioni, e i meccanismi flessibili e l’”emission trading”, cioè il mercato dei permessi di emissione, sono stati utilizzati furbescamente da alcuni paesi per eludere una reale riduzione, i risultati della Conferenza di Parigi diventerebbe poco più di un elenco di buone intenzioni, senza dare alcuna garanzia di poter incidere sulla chimica dell’atmosfera che sta già mostrando un presente di crescenti difficoltà e prospettando un futuro prossimo addirittura catastrofico.
Se dovesse passare la linea prospettata da Kerry, verrà sancita la crisi della democrazia, ridotta a liturgie elettorali autolegittimanti, che nella realtà non fa gli interessi delle declinanti percentuali di cittadini che la legittimano con il voto, ma di gruppi di potere cinici al punto da infischiarsene delle odierne vittime dei cambiamenti climatici e del preparare un mondo assai difficile alle generazioni future, pur di continuare a realizzare i loro ingentissimi profitti.
Se il Protocollo di Kyoto è inciampato sulla la mancanza di meccanismi sanzionatori, è ora di istituire una “autorità mondiale di controllo” legittimata ad applicarli.
L’associazione Greenaccord (www.greenaccord .org) ha convocato a Rieti, dal 19 al 21 novembre, nel Forum “Climate, last call”, scienziati e giornalisti provenienti da tutto il mondo, perché questi ultimi informino correttamente le popolazioni dei loro paesi di provenienza sui gravissimi rischi dei cambiamenti climatici, perché questa volta non si tratta semplicemente di cambiare un Presidente o rafforzare un governo da qualche parte del mondo, ma dovrà essere il popolo a difendere con il voto e con la vigilanza attiva sul territorio il futuro dei propri figli.

di Andrea Masullo

Le dichiarazioni del Segretario di Stato USA John Kerry, rilasciate al Financial Time, sul fatto che a Parigi non verrà siglato nessun trattato vincolante sulla riduzione delle emissioni clima alteranti, appaiono come un fulmine nel “ciel sereno” lasciato intravedere dal Presidente Obama su un forte impegno degli USA a ridurre le suddette emissioni. Questa contraddizione nasce dal fatto che Obama ben sa che un trattato vincolante dovrebbe passare sotto le “forche caudine” di un senato in mano ai Repubblicani, che a loro volta sono in mano ai petrolieri. Se questa realpolitik è necessaria ad Obama e al partito Democratico americano per uscire trionfalmente come paladini della difesa del pianeta, qualora la sensibilità della maggioranza degli elettori americani fosse condizionata dalla valanga di dollari gettati dai petrolieri nella campagna elettorale dei Repubblicani, il futuro Presidente USA, potrebbe tranquillamente rimangiarsi tutte le promesse di Obama, compreso l’annullamento del faraonico oleodotto che dovrebbe attraversare da Nord a Sud l’intero paese. L’unico risultato sarebbe l’aver aperto una voragine nella possibilità di controllare gli impegni di tutto gli altri paesi del mondo, con buona pace delle “buone intenzioni” della politica e degli allarmi della scienza. Se il Protocollo di Kyoto, benché vincolante, non ha portato ad alcuna riduzione delle emissioni, e i meccanismi flessibili e l’”emission trading”, cioè il mercato dei permessi di emissione, sono stati utilizzati furbescamente da alcuni paesi per eludere una reale riduzione, i risultati della Conferenza di Parigi diventerebbe poco più di un elenco di buone intenzioni, senza dare alcuna garanzia di poter incidere sulla chimica dell’atmosfera che sta già mostrando un presente di crescenti difficoltà e prospettando un futuro prossimo addirittura catastrofico.
Se dovesse passare la linea prospettata da Kerry, verrà sancita la crisi della democrazia, ridotta a liturgie elettorali autolegittimanti, che nella realtà non fa gli interessi delle declinanti percentuali di cittadini che la legittimano con il voto, ma di gruppi di potere cinici al punto da infischiarsene delle odierne vittime dei cambiamenti climatici e del preparare un mondo assai difficile alle generazioni future, pur di continuare a realizzare i loro ingentissimi profitti.
Se il Protocollo di Kyoto è inciampato sulla la mancanza di meccanismi sanzionatori, è ora di istituire una “autorità mondiale di controllo” legittimata ad applicarli.
L’associazione Greenaccord (www.greenaccord .org) ha convocato a Rieti, dal 19 al 21 novembre, nel Forum “Climate, last call”, scienziati e giornalisti provenienti da tutto il mondo, perché questi ultimi informino correttamente le popolazioni dei loro paesi di provenienza sui gravissimi rischi dei cambiamenti climatici, perché questa volta non si tratta semplicemente di cambiare un Presidente o rafforzare un governo da qualche parte del mondo, ma dovrà essere il popolo a difendere con il voto e con la vigilanza attiva sul territorio il futuro dei propri figli.

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